Benedetta Tagliabue e il metodo EMBT per gli interni

Helga Negri 1 settembre 2026
Interno di chiesa moderna con soffitto in legno e cemento, opera di Benedetta Tagliabue.

Indice

Quando un progetto riesce a rendere riconoscibile un mercato, una piazza o perfino una stazione, l’architettura smette di essere semplice involucro. Benedetta Tagliabue ha costruito una ricerca proprio su questo confine, unendo architettura, paesaggio, interni e design. Qui raccolgo la sua formazione, le opere più significative e alcuni principi utili anche per chi vuole portare nella propria casa un’idea di spazio più personale.

Un’architettura riconoscibile perché nasce dal luogo

  • Studio EMBT fondato nel 1994 insieme a Enric Miralles a Barcellona.
  • Metodo progettuale basato su contesto, memoria, materia e partecipazione.
  • Opere celebri come il Mercato di Santa Caterina, il Parlamento scozzese e il Padiglione spagnolo di Shanghai.
  • Design domestico sviluppato attraverso arredi, lampade, tessili e soluzioni spaziali.
  • Lezione pratica per gli interni: valorizzare imperfezioni, materiali e storia dell’abitare.

Interno di una chiesa moderna con soffitto in legno a listelli e travi a vista. L'architetto Benedetta Tagliabue ha creato un ambiente suggestivo.

Chi è l’architetta dietro lo studio EMBT

Nata a Milano, si è formata allo IUAV di Venezia e ha sviluppato gran parte della sua carriera professionale a Barcellona. Nel 1994 ha fondato con Enric Miralles lo studio oggi conosciuto come EMBT, uno dei laboratori più interessanti dell’architettura contemporanea europea.

La collaborazione con Miralles è durata fino alla sua morte, avvenuta nel 2000. Da quel momento Tagliabue ha assunto la direzione dello studio, portando avanti alcuni progetti già avviati e costruendo una ricerca autonoma che comprende architettura, urbanistica, paesaggio, interni e product design.

Il suo lavoro non si concentra soltanto sull’edificio isolato. Mi sembra più corretto leggerlo come un modo di intervenire sulla città, creando relazioni tra costruito, spazio pubblico e vita quotidiana. Gli uffici di EMBT operano principalmente da Barcellona, Shanghai e Parigi, con progetti in Europa, Asia e in altri contesti internazionali.

Il linguaggio progettuale tra contesto, materia e movimento

La cifra di Tagliabue non è una forma facilmente imitabile, ma un processo. Prima di disegnare, lo studio osserva la storia del luogo, le abitudini delle persone, la luce, i materiali disponibili e persino i percorsi informali che attraversano uno spazio.

Da qui nasce un’architettura spesso irregolare, colorata e dinamica. Le superfici possono piegarsi, frammentarsi o sovrapporsi, ma raramente sembrano decorative senza motivo. La forma serve a raccontare il luogo e a renderlo più accogliente, non soltanto più spettacolare.

Il rapporto con la memoria

Un edificio storico non viene trattato come un’immagine da congelare. L’intervento cerca piuttosto di far convivere tracce del passato e usi contemporanei. È un equilibrio delicato, perché conservare tutto può rendere lo spazio poco funzionale, mentre cancellare troppo lo priva della sua identità.

Il ruolo dell’artigianato

Nel lavoro dello studio ricorrono ceramiche, legno, intrecci, superfici lavorate e dettagli realizzati con tecniche manuali. Non sono semplici finiture da aggiungere alla fine: spesso diventano parte della struttura visiva dell’edificio. Questa attenzione suggerisce una lezione utile anche in casa, dove un solo materiale autentico può dare più carattere di molti oggetti acquistati senza un’idea d’insieme.

Le opere che spiegano meglio la sua ricerca

Il Mercato di Santa Caterina a Barcellona

La copertura ondulata e multicolore del Mercato di Santa Caterina è probabilmente una delle immagini più note associate al suo lavoro. Il progetto non si limita a rinnovare un mercato, ma ricuce un’area urbana e mette in relazione commercio, abitazioni e percorsi pedonali.

La superficie ceramica richiama i colori della frutta e degli alimenti venduti all’interno, mentre la struttura protegge e identifica lo spazio. Il risultato funziona perché l’elemento iconico non è separato dalla funzione: la copertura è riconoscibile, ma serve anche a costruire ombra, orientamento e presenza urbana.

Il Parlamento scozzese a Edimburgo

Realizzato insieme a Enric Miralles, il Parlamento scozzese mostra un approccio molto diverso da quello del mercato catalano. Qui il progetto dialoga con il paesaggio, la topografia e la tradizione costruttiva locale attraverso forme organiche, legno e facciate che cercano un rapporto diretto con il terreno.

L’edificio ha ricevuto lo Stirling Prize nel 2005. Al di là del premio, è interessante perché dimostra come un’istituzione pubblica possa evitare il linguaggio monumentale più prevedibile e diventare invece un insieme articolato di spazi, viste e percorsi.

Il Padiglione spagnolo all’Expo di Shanghai

Per l’Expo del 2010 Tagliabue ha progettato un padiglione caratterizzato da una struttura d’acciaio rivestita con pannelli di vimini. Il materiale intrecciato introduce una componente artigianale e tattile in una costruzione di grandi dimensioni.

Questo progetto è importante anche per chi si occupa di arredamento. Dimostra che tecnologia e manualità possono convivere, soprattutto quando il materiale non viene usato come semplice decorazione, ma contribuisce all’identità complessiva dell’opera.

Il complesso San Giacomo Apostolo a Ferrara

Inaugurato nel 2021, il complesso parrocchiale di San Giacomo Apostolo a Ferrara porta la ricerca dell’architetta in un contesto italiano. La chiesa e gli spazi annessi lavorano sulla luce, sulla matericità e sulla dimensione comunitaria, con un’atmosfera più raccolta rispetto alle grandi opere urbane.

È un esempio utile perché ricorda che l’architettura di qualità non dipende necessariamente dalla scala. Anche un edificio destinato alla vita quotidiana può diventare significativo quando forma, luce e uso reale vengono pensati insieme.

Dal progetto urbano agli oggetti per la casa

L’attività di Tagliabue comprende anche lampade, sedute, tavoli, installazioni e oggetti sviluppati con aziende e artigiani. In questi lavori ritrovo la stessa curiosità presente negli edifici: attenzione alla tattilità, forme non rigidamente geometriche e una certa libertà nell’accostamento dei materiali.

La differenza rispetto all’architettura è soprattutto nella scala. Una lampada o una panca deve entrare in rapporto con il corpo, con il gesto e con la distanza ravvicinata. Per questo il design diventa un banco di prova particolarmente interessante per capire il suo metodo, basato su uso, percezione e dettaglio.

Elemento Come viene interpretato Idea applicabile in casa
Materiale È parte della narrazione del progetto Scegliere legno, ceramica o tessuti con una trama evidente
Colore Aiuta a orientare e caratterizzare lo spazio Usare una palette decisa in un punto preciso, senza distribuirla ovunque
Forma Segue il movimento e l’esperienza delle persone Preferire arredi che facilitano il passaggio e la conversazione
Memoria Collega il nuovo alla storia del luogo Conservare un pavimento, un mobile o un oggetto con valore personale

Come portare questo approccio negli interni domestici

Non serve copiare una copertura colorata o inserire forme eccentriche per avvicinarsi a questa sensibilità. Io partirei da una domanda più semplice: che cosa rende unico questo ambiente? Può essere una parete irregolare, una vecchia porta, la luce del pomeriggio o il modo in cui la famiglia usa la cucina.

Il primo errore è cercare un effetto scenografico prima di capire lo spazio. Un interno ispirato a questa ricerca dovrebbe invece conservare qualche traccia autentica, scegliere pochi materiali coerenti e lasciare che arredi e superfici costruiscano un percorso visivo.

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Tre scelte che funzionano davvero

  • Accostare due materiali principali, per esempio legno e ceramica, evitando una collezione casuale di finiture.
  • Usare il colore su una superficie o su un gruppo di oggetti, così da creare un punto di orientamento.
  • Inserire un elemento artigianale, come una lampada intrecciata, una piastrella decorata o un tessuto lavorato.

La libertà formale ha però un limite concreto. In una casa piccola, troppe forme irregolari e troppi colori possono creare rumore visivo e ridurre la sensazione di ordine. In questi casi preferisco una base semplice con un solo gesto forte, come una parete materica, un tappeto importante o una seduta scultorea.

Perché il suo lavoro resta attuale anche nel 2026

Le opere più recenti dello studio continuano a muoversi tra spazi pubblici, infrastrutture, paesaggio e design. Tra i progetti presenti nel portfolio figurano interventi a Rimini, Napoli, Shanghai e Milano, oltre a installazioni legate alla Biennale di Venezia e a temi ambientali come l’uso invisibile dell’acqua.

Questa continuità è significativa. La ricerca non si limita a produrre edifici riconoscibili, ma affronta problemi attuali come la qualità dello spazio pubblico, la trasformazione delle periferie e il rapporto tra costruzione e risorse. L’architettura diventa così un servizio alla vita quotidiana, non soltanto un’immagine da fotografare.

La lezione più utile, anche per chi sta arredando un appartamento, è forse questa: un ambiente riuscito non nasce dalla quantità di elementi, ma dalla relazione tra essi. Quando materiali, luce, memoria e funzioni parlano la stessa lingua, anche uno spazio ordinario può acquistare personalità senza perdere comfort.

Una chiave semplice per riconoscere il suo stile

Per leggere il lavoro di questa progettista non cercherei una singola forma distintiva. Osserverei piuttosto se il progetto risponde al luogo, se invita le persone a fermarsi e se usa materiali capaci di invecchiare bene.

È questo che rende interessante il suo contributo agli stili e all’architettura: l’immaginazione non viene separata dalla funzione. Anche nel più piccolo interno domestico, un dettaglio pensato con attenzione può trasformare il modo in cui abitiamo una stanza.

Domande frequenti

Nata a Milano e formata allo IUAV di Venezia, Benedetta Tagliabue ha sviluppato gran parte della sua carriera a Barcellona. Nel 1994 ha fondato EMBT con Enric Miralles e, dopo la sua morte nel 2000, ne ha assunto la direzione, ampliando la ricerca ad architettura, urbanistica, paesaggio, interni e product design.

Tra i progetti più significativi figurano il Mercato di Santa Caterina a Barcellona, il Parlamento scozzese a Edimburgo, il Padiglione spagnolo all’Expo di Shanghai e il complesso San Giacomo Apostolo a Ferrara. Queste opere mostrano approcci diversi, accomunati dall’attenzione a luogo, memoria, materiali e uso quotidiano.

Lo studio analizza la storia del luogo, le abitudini delle persone, la luce, i materiali disponibili e i percorsi informali prima di definire la forma. Ne deriva un’architettura spesso irregolare, colorata e dinamica, in cui ceramica, legno, intrecci e lavorazioni manuali contribuiscono all’identità del progetto.

Non è necessario copiare le forme più scenografiche dei suoi edifici. È più efficace conservare una traccia autentica dell’ambiente, accostare due materiali principali, concentrare il colore in un punto preciso e inserire un elemento artigianale. In una casa piccola conviene scegliere un solo gesto forte per evitare il rumore visivo.

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Helga Negri
Mi chiamo Helga Negri e da 9 anni mi dedico con entusiasmo a esplorare e condividere il mondo dell'arredamento, del design e del fai da te per la casa. Ho iniziato questo percorso perché credo fermamente che ogni spazio possa raccontare una storia e che con un po' di creatività e gli strumenti giusti, chiunque possa trasformare la propria abitazione in un luogo unico e funzionale. Mi piace semplificare concetti complessi, ricercare le tendenze più interessanti e proporre soluzioni pratiche e accessibili, sempre con l'obiettivo di offrire contenuti chiari, accurati e aggiornati. La mia missione è aiutare i lettori a trovare ispirazione e guide concrete per realizzare i propri progetti, rendendo il processo di miglioramento della casa un'esperienza gratificante e alla portata di tutti.

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